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Thailandia - Parte I

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venerdì, 07 ottobre 2011
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Non è difficile comprendere perche la Thailandia sia divenuta la meta turistica più popolare del Su­dest asiatico. Paese di grande bellezza, essa rac­chiude in se tutti gli aspetti dell'Asia, cosi come la immagina I'uomo comune: templi dorati, risaie rigogliose, cibi esotici e gente cordiale, ospitale nei confronti del turista.

La Thailandia è conosciuta anche come 'terra del sorriso', una terra dal cospicuo bagaglio cultura­le, fondamento e sostegno della sua società, ric­ca di tradizioni.

Anche 'terra della libertà' è un nome appropriato per questo bellissimo paese di 51 milioni di abi­tanti. Dovunque si vada, appaiono e scompaio­no scene affascinanti: battelli-mercato carichi di frutta che galleggiano su canali (klonos), dan­zatrici ingioiellate, elefanti bardati, splendidi esemplari di nibbio reale con le ali spiegate e ar­tigiani che eseguono piccoli capolavori in teck e smalto. La Thailandia è circondata da un'aura di sogno, che a volte stimola la nostra curiosità e a volte la placa. Può anche accadere per che chi visita solamente la capitale dissenta da quest'af­fermazione e non del tutto a torto, quando sco­pre per esempio che i tesori di Bangkok, tra cui l'incomparabile palazzo reale, sono circondati dal rumore, dall'inquinamento e da un traffico caoti­co, o che la stessa Bangkok sprofonda, dicono, nel fango. L'aspetto cosmopolita di Bangkok, sede del go­verno e centro commerciale, non rispecchia per nulla il resto della Thailandia. L'80% dei tailande­si e dedito all'agricoltura: coltivazione del riso o della frutta, allevamento delle anatre e pesca. Per farsi un'idea generale del paese bisogna viag­giare in lungo e in largo, spostandosi dal nord col­linoso sino al profondo sud e alle isole lontane, passando attraverso le pianure alluvionali centrali. Queste regioni sono tanto diverse tra loro e da Bangkok come il sapore della zuppa torn yum kung alla quale è stato aggiunto del peperoncino rosso differisce da quello della stessa zuppa che ne è priva. Oggi la Thailandia accoglie più di tre milioni di vi­sitatori all'anno. II turismo crea posti di lavoro a ogni livello e ha soppiantato lo stagno e la gom­ma quale fonte principale di valuta estera. La ri­chiesta da parte dei turisti ha dato nuovo vigore alle fragili aziende a conduzione familiare: sino a poco tempo fa mestieri tradizionali quali lo yan li­pao o la creazione di ceste di felce erano desti­nati a scomparire. Alcuni, souvenir sono prodotti in serie, ma la maggior parte dei prodotti dell'arti­gianato tailandese e costituita da vere e proprie opere d'arte, di fattura e gusto raffinati; finezza che troviamo del resto nei modi, negli atteggiamenti dei tailandesi, connaturata in loro così come la loro religione, il buddismo, che ne permea il quo­tidiano modo di vivere.

Terra gentile, 'terra del sorriso', appunto, ma c'e anche il rovescio della medaglia, come dappertutto, e soprattutto nei paesi in via di sviluppo, fatto di miseria e di violenza, a scapito a volte dei turisti in cerca di avventure eccitanti.

Si presti perciò attenzione agli avvisi di pericolo locali e, dopo il crepuscolo, è opportuno non viaggiare in zone a rischio quali il Triangolo d’oro o le isole lontane.

La storia della Thailandia è caratterizzata dalla sua indipendenza. Mentre i suoi vicini furono succes­sivamente colonizzati dalla Fran­ce e dalla Gran Bretagna, la Thai­landia riuscì a conservare la pro­pria identità. La sua prima vera ca­pitale fu Sukhothai (1238-1358), la seconda fu Ayutthaya (1358 - ­1767) e Bangkok ne è la terza. Sukhothai raggiunse il suo apice sotto il re Rama Kham-eng, cui vengono attribuite molte innova­zioni. In particolare, egli inventò l’alfabeto tailandese basato su documenti kmer. Da abile sta­tista qual era, allacciò legami cul­turali ed economici con altri pae­si. Gli artigiani cinesi che emigrarono a Sukhothai introdus­sero parecchie novità e anche la sottile influenza cinese che si av­verte nella gastronomia tailande­se risale molto probabilmente a quell'epoca.

Per 400 anni Ayutthaya, una pro­sperosa città insulare nota come la 'Baghdad dell'oriente', che i mercanti e i viaggiatori affermava­no essere persino più grande di Londra, fu la gloriosa seconda ca­pitale del Siam. Artisti, danzatori e musici stranieri vennero introdot­ti a corte e arricchirono ulteriormente la cultura tailandese indige­na. Successivamente alla distru­zione di Ayutthaya venne fonda­ta una terza capitale a Thon Burt, sulla riva occidentale del fiume Chao

 

I successivi reggenti guidarono il paese evitando disordini. Re Mongkut, Rama IV (1851-1868), immortalato nel film hollywoodia­no 'll re e io', a ricordato per la di­plomazia di cui seppe far uso quando le potenze estere erano attive nel Sudest asiatico. Colto e grande viaggiatore, era stato mo­naco per 27 anni prima di diveni­re il capo dello stato. Egli fece sca­vare canali e costruire strade e fondò inoltre la prima zecca della Thailandia. Imitò il sistema euro­peo di organizzazione dei servizi governativi e fece restaurare molti tesori nazionali.

Suo figlio, il re Chulalongkorn, Ra­ma V (1868-1910), introdusse due radicali cambiamenti nella socie­ty, abolendo la schiavitù e la de­testabile regola che imponeva ai cittadini comuni di inchinarsi in sua presenza. II giorno del suo com­pleanno, il 23 ottobre, a festa na­zionale. II 24 giugno 1932 un col­po di stato senza spargimento di sangue trasform6 la monarchia assoluta in monarchia costituzio­nale. La Thailandia ha un sistema parlamentare bicamerale con un senato di 100 seggi e una came­ra dei rappresentanti scelta per elezione. L'attuale monarca costi­tuzionale a sua maestà il re Bhu­mibol Adulyadej, Rama IX, nono monarca della dinastia Chakri, sa­lito al trono nel 1946. Egli parla di­verse lingue straniere ed è un abi­le musicista, artista e marinaio. Sua moglie, la regina Sirikit, ha studiato piano classico in Europa ed entrambi i sovrani sono grandi lavoratori e compiono frequen­ti viaggi all'interno del loro paese

 

E’ compito del re oc­cuparsi della condizione sociale delle tribù montane e del mante­nimento delle antiche arti po­polari.

II 90% dei tailandesi segue la scuola Hinayana del buddismo ortodosso, introdotta nel III sec. a.C. I suoi insegnamenti sostitui­rono rapidamente le credenze animistiche locali, tuttavia alcu­ni aspetti dell'animismo e dell'in­duismo affiorano in molte usanze, quali il tradizionale matrimonio tai­landese e la casa degli spiriti; i bra-mini inoltre officiano l'annuale ce­rimonia reale dell'aratura che si compie a Bangkok.

Sebbene per tradizione e per legge il re debba essere buddista, egli accoglie tutte le religioni professate dal suo popolo. I musul­mani, appartenenti in maggioran­za alla scuola sunnita dell' islami­smo, costituiscono la seconda grande comunità religiosa e vivono principalmente nel sud del paese. I cristiani ammontano a cir­ca 300 000 unita.

Nella sua forma più semplice, il buddismo invita il credente a que­sta regola fondamentale di vita: “Agisci nel rispetto degli altri”. A differenza di altre religioni, co­me il cristianesimo, il buddismo non impone l'adorazione di un dio e la via da seguire per giungere alla 'salvezza' e nella parola — il 'dharma' — del Buddha. La rispo­sta alle domande dell'uomo sul dolore del nascere, del vivere, del morire si trova in quella parola, espressa nelle 'quattro nobili virtù. Come gli altri buddisti, anche i tailandesi credono che la vita su questa terra non sia altro che il ca­pitolo terreno di un ciclo continuo di nascita e morte. E’ possibile migliorare la propria condizione nella successiva reincarnazione compiendo azioni meritevoli ed è estremamente importante accumulare punti. per salire di livello.
Gli uomini possono ottenere questo facendosi monaci. I monaci buddisti sono famosi per la loro cultura spirituale, il loro riserbo e
la loro castità. Un piccolo movimento di scissione dal buddismo ortodosso di Bangkok, noto come Santi Asoke, predica il vegetarianismo
e la totale astensione sessuale per tutta la vita. Oltre alle cinque regole cardinali imposte ai laici astensione dall'omicidio, dall’adulterio, dal furto, dalle calun­nie e dal bere liquori inebrianti — i monaci debbono osservare altre 227 regole. Devono camminare per raggiungere qualsiasi destina­zione, in quanto il trasporto moto­rizzato è loro vietato. La loro uni­ca proprietà è costituita da una ve­ste  color giallo zafferano e da una Ciotola per l'elemosina. E’ proibi­to qualunque contatto con le donne.

Par tradizione ogni maschio tailan­dese the abbia superato i 20 anni deve entrare in un wat per tra­scorrervi un periodo di almeno tre mesi di studio e meditazione. II Kao Phansa, o quaresima bud­dista, è il momento più adatto, all’inizio della stagione delle piogge. Si ritiene che Buddha lo conside­rasse il momento migliore in quanto riduceva il numero di persone che avrebbero potuto potenzial­mente calpestare e danneggiare le piantine di riso. Le donne possono salire di livello preparando il cibo per i monaci. Al mattino presto, in tutta la Thai­landia, è possibile vederne alcu­ni occupati nella raccolta delle provviste. Una buona postazione per assistere a quest'abitudine è all’esterno del Tempio di marmo di Bangkok alle ore 7 circa del mattino. Anche l’acquisto di animali prigionieri seguito dalla loro liberazione è considerato un'azio­ne meritevole e all'esterno di molti templi e santuari si possono tro­vare venditori di uccelli, tartarughe e pesci. I ricchi pagano le danza­trici affinchè si esibiscano attorno al santuario di Erawan a Bangkok, the e coperto di ghirlande di fiori e le cui statue sono rivestite di fo­glia d'oro, mentre viene bruciato incenso. Un altro mezzo sicuro per raggiungere il nirvana consi­ste nel finanziare i restauri di un wat, mentre assai meritevole e il gesto di acquistarne uno nuovo. La Thailandia conta oltre 27 000 wat, o monasteri buddisti, situati di solito alla periferia dei paesi e la cui ombrosa cinta di mura rac­chiude un gruppo di edifici. La cappella principale, o bot, con un tetto scintillante a più piani, viene usata per le cerimonie religiose. Adornata allo stesso modo, la cappella secondaria, o wham, vie­ne invece usata per gli incontri e le meditazioni. Le chedis o stupa sono strutture simili alle pagode che sovente contengono reliquie o ceneri religiose. La sale, aperta sui lati, e un padiglione di legno usato per la meditazione e le ese­quie funebri. La cappella principa­le racchiude l'altare dell'adorazio­ne con una o più statue del Bud­dha, che possono essere molto grandi — come il Buddha sdraia­to sito nel Wat Po di Bangkok — oppure piccole — come il Buddha di cristallo di Chiang Mai —. Le sculture possono essere di bron­zo, di pietra, di teck, di giada o ad­dirittura d'oro massiccio. La popolazione offre fiori, cibo, incenso al Buddha del wat del proprio villaggio. I wat non sono però unicamente luoghi di insegnamento religioso, sovente essi includono scuole e ospedali e a volte dispongono anche di alloggi per gli studenti poveri, per i viaggiatori, ecc.

Le pratiche animistiche continuano ad affiorare nell'interpretazio­ne tailandese del buddismo. Gli uomini e le donne portano amu­leti e portafortuna: un uomo d'af­fari tailandese porterà probabil­mente una catena d'oro mentre un pugile porterà un cordoncino attorno al braccio. Si ritiene che, come I"occhio” greco, questi ar­ticoli tengano a bada il diavolo. Superstiziosi di natura, i tailandesi non fanno nulla d'importante senza prima consultare il loro oro­scopo; i matrimoni o i traslochi vengono quindi organizzati so­lamente se le stelle sono pro­pizie.

All'interno delle mura dei templi si trovano sempre un astrologo oppure un chiromante — solitamen­te cinese — seduto all'ombra di un albero. Nemmeno gli spiriti vengono trascurati: ogni edificio, sia esso abitazione privata, ospe­dale, hotel, ha la sua casa dello spirito, dimora di Phra Phum, dio della casa. Queste case vengono erette in cima a un palo, dove non cade mai l'ombra dell'edificio, in quanto lo spirito non andrà mai ad abitare in una zona d'ombra. Ogni giorno la gente depone con devozione sulla terrazza che cir­conda la casa dello spirito offerte consistenti in riso, frutta, fiori e ani­maletti intagliati. II buddismo e l'induismo si somi­gliano sotto molti punti di vista. La casa dello spirito dell'hotel Erawan abbattuto, venne eretta per porta­re buona fortuna al suo personale e ai suoi ospiti. Dedicata a Brah­ma, per una qualche ragione col passare degli anni e diventata molto popolare tra la gente in ge­nerale e, dato che Erawan era l'e­lefante a tre teste della mitologia tailandese, sovente venivano do­nati elefanti intagliati nel legno. Vi è un'altra grande casa dello spi­rito all'esterno del centro commer­ciale River City. Coloro che. vivono vicino al fiume erigono la casa dello spirito nel klong. Un altro og­getto di culto locale consiste in un unico pilastro riproducente un simbolo fallico. Le donne tailandesi sono famose per la loro bellezza, la loro grazia e la tipica orientale sottomissione all’uomo. Questa fortunatamente
si limita alle questioni domestiche visto che, per quanto fragili possono
sembrare, le donne tailandesi se la cavano benissimo nel campo degli affari. A Bangkok una compagnia di autotrasporti e una flotta di traghetti sono gestite da donne. Sempre una donna è la proprietaria della catena di hotel Dusit Thani e molti altri alberghi sono diretti da esponenti del mondo femminile. Un'ex fioraia di Chiang Mai ora gestisce un nego­zio di antichità con un giro d'affa­ri di miliardi di bath. I tailandesi so­no molto tolleranti e in virtù di que­sto sopportano i farang — ovve­ro le maniere e l'abbigliamento degli stranieri, quindi, nono­stante questi risultino per loro estremamente sgradevoli, sorrido­no e non dicono nulla. L'unica co­sa che probabilmente può susci­tare una reazione è un abbiglia­mento offensivo all' interno di un wat. Vestiti sempre ordinatamente, i tailandesi sono molto esigenti per quanto riguarda l'abbigliamento. Le persone di entrambi i sessi si salutano con il wai, sollevando le palme delle mani come in preghiera. Più in alto le levano, più è rispettoso il saluto. I tailandesi ap­prezzano particolarmente gli stra­nieri che osservano quest’abitudine mentre indicare qualcuno con i piedi è considerato un grande af­fronto, come anche l'atto di rivol­gere le piante dei piedi verso il Buddha. Dal canto vostro, non of­fendetevi se i tailandesi si dimostreranno curiosi di conoscere per esempio il vostro stato di famiglia o il vostro stipendio: essi cercano in questo modo di dimostrare la loro gentilezza. Mai pen rai è una frase che ricorre comunemente. Il suo significato è all’incirca: “Non preoccuparti rimani calmo”. Fa comunque troppo caldo per agitarsi. La Thailandia occupa un'area del Sudest asiatico leggermente più piccola della Francia. Racchiusa tra Birmania, Laos e Cambogia e collegata alla Malaysia da un lun­go istmo, presenta quattro regio­ni differenti tra loro: la zona colli­nosa settentrionale, un arido alto-piano nordorientale e una pianu­ra alluvionale centrale che termi­na gradatamente nell'area meri­dionale tropicale. Nelle aree bo­schive si trovano parecchie varietà di uccelli, ma nel complesso il nu­mero degli animali esistenti è sta­to decimato dall'uomo. Piccoli gruppi di elefanti vivono ancora nella giungla, mentre il rinoceronte asiatico e ormai quasi estinto. Cer­vi, cinghiali, scimmie e scoiattoli sono invece abbastanza diffusi e centinaia sono le varietà di farfal­le. Nella flora, una caratteristica sono le orchidee, che si trovano a migliaia. II fiume più importante, il Chao Prhaya, corre attraverso la pianura centrale sino al golfo del Siam. II suo delta è intersecato da centi­naia di affluenti e canali artificiali, che irrigano le risaie e svolgono un ruolo importante nel settore dei trasporti. II clima della Thailandia fondamentalmente caldo, mol­to caldo e caldo-umido. Le tem­perature medie si aggirano gene­ralmente sui 29 °C, a Bangkok va­riano dai 35,5 °C nel mese di apri­le ai 17 °C in dicembre. L'istmo presenta un clima più costante, di tipo equatoriale con differenze minime tra le diverse stagioni. E’ del tutto sconsigliato visitare il paese nei mesi di marzo e aprile, quando anche i tailandesi si lamentano per l’eccessivo caldo e l’umidità. Fortunatamente però tutti gli autobus, i negozi e gli hotel di pri­ma categoria hanno l'aria condi­zionata. I temporali sono tipici del-la stagione dei monsoni (da giu­gno a ottobre) mentre la tempera­ture è piacevole e si aggira sui 30-­33 °C. Allora la generale assenza dei turisti compensa delle giornate grigie e degli occasionali acquaz­zoni, che si verificano solitamente di notte, e molti esercizi praticano prezzi ridotti di bassa stagione. Pub accadere, però, che la traver­sata verso le isole sia ostacolata dal maltempo. Nel miglior periodo dell'anno, da novembre a febbra­io, che coincide con I'alta stagione turistica, il clima di gran parte della Thailandia è fresco e nelle zone settentrionali bisogna addirittura indossare un maglione. Paese tradizionalmente agricolo, la Thailandia oggi ha un’economia differenziata e in rapido sviluppo. Nonostante l'agricoltura dia lavo­ro ai due terzi della popolazione, essa rappresenta solo un terzo del prodotto interno. II settore del turismo e quello in­dustriale vedono aumentare sem­pre più la loro importanza. La maggior parte delle in­dustrie si trove nella conurbazio­ne di Bangkok e trattano prodotti diversi: dagli alimentari, al legno, ai metalli e ai tessili. La tradizionale industria del taglio delle pietre pre­ziose rimane un'importante indu­stria secondaria. La pi6 recente in­dustria dell'abbigliamento si sta ri­velando competitive rispetto a quella già affermata del mercato asiatico. II riso, che a il principale prodotto d'esportazione, viene coltivato soprattutto nella pianura centrale. L'agricoltura coordinata, che combina la coltivazione del ri­so, I'allevamento del pollame, del pesce e dei gamberetti,' ricava la massima produttività dalle picco­le aziende le cui dimensioni si ag­girano in media sui 10 ettari. Dal nido delle anatre cadono nello sta­gno sottostante granaglie e ster­eo che vanno a nutrire i pesci che vi abitano, mentre gli altri pesci, che nuotano nelle risaie, vengo­no presi nelle reti quando duran­te il raccolto si prosciugano i cam-pi. La Thailandia, dove si hanno due raccolti di riso l'anno e anche la frutta, il mais e la canna da zuc­chero rappresentano una voce importante del commercio, è il principale esportatore del mondo di tapioca, il secondo per quanto riguarda la gomma, il quinto per il teck e il sesto per il cocco. Anche il tabacco, il cotone, il caffè e le orchidee hanno la loro importanza economica. La pesca commerciale ha il suo centro nel golfo del Siam: gamberi, seppie e la lavorazione dei prodotti del mare contribuiscono in misura notevole all’economia del paese.

I cambiamenti non hanno indebolito le tradizioni buddiste che resistono da secoli, tuttavia la Thailan­dia ha tenuto il passo con i tempi. Può vantare una rete di autostra­da che collegano tutto il paese, dei trasporti efficaci e coordinati, un servizio aereo nazionale e in­ternazionale di prima classe, al­berghi di lusso e servizi sociali di buon livello. L'importanza della Thailandia in quanto centro di affari viene accresciuta dal fatto che si trova sulle principali rotte aeree. Bangkok è collegata a tutte le più importanti  città del mondo dalle compagnie aeree internazionali. IL'Airport Hotel, nelle vicinanze dell’aeroporto Don Muang, è ec­cellente per tenervi piccole e brevi riunioni. Bangkok è ben attrez­zata per ospitare convegni e nei suoi alberghi di lusso, la maggior parte dei quali e dotata di apposito Centro affari. Quello del Regent Bangkok è considerato uno dei migliori. I servizi che offre comprendono la dattilografia, la traduzione, il trattamento testi, la copiatura, la dettatura, la trasmis­sione di telegrammi, telex e tele­fax e il suo personale parla diver­se lingue. Altri servizi che si pos­sono richiedere consistono nel far­si fissare e confermare gli appun­tamenti a partire da 10 baht per chiamata. Pattaya è il secondo grosso cen­tro di convegni e conferenze della Thailandia. II Royal Cliff Beach Resort è ideale per le grandi con­ferenze e può gestire sino a 2000 persone. I servizi ausiliari com­prendono anche due elefanti, re­canti il nome dell'hotel, che dan­no il benvenuto agli ospiti e una ragazza in costume che sparge petali di fiori. Il costo di tale servizio è di 6000 baht.

Il Regent Cha Am, dotato di una buona attrez­zatura, e un'altra sede costiera adatta per convegni. Anche il Rin­come e il Chiang Mai Orchid of­frono la possibilità di convegni e mostre. Nel 1991 verrà aperto a Bangkok il World Trade Centre che andrà ad accrescere il presti­gio della Thailandia, in quanto centro commerciale e d'affari. Vi sono parecchi conglomerati urba­ni in Thailandia, ma Bangkok è l’u­nica metropoli. Si estende per ol­tre 1600 km su entrambe le rive del fiume Chao Phraya e ha una popolazione di 6,5 milioni di abi­tanti (di cui il 65% ha origini cine­si). La maggior parte delle socie­ty nazionali ed essere ha sede nel­la capitale. Bangkok, centro del commercio e delle comunicazio­ni, e l'unica città dove si riscontra una certa occidentalizzazione. Co­loro che lavorano nei suoi gratta­cieli di uffici o di negozi eseguo­no le stesse funzioni dei loro col­leghi in Europa o in America, men­tre invece la vita tra le pareti do­mestiche ha un sapore tipicamen­te tailandese. II mondo rurale, che e il prodotto di tradizioni immuta­bili, va avanti secondo il ritmo delle stagioni. Quasi tutte le aziende agricole appartengono alla stes­sa famiglia da generazioni. Alcu­ni insediamenti rurali fiancheggia­no le strade trafficate o i canali na­vigabili, altri ancora si celano tra la vegetazione ombrosa dei campi. Il centro di ciascun insediamento è costituito dal wat, il cui stato di conservazione indica se gli agricoltori hanno avuto una stagione buona o meno. La fattoria tipica è molto semplice: è soven­te costituita da un'unica stanza multiuso, costruita su palafitte e con un tetto di paglia. In quasi tut­te si allevano pulcini, maiali e un bufalo indiano, che viene utilizza­to per I'aratura. La promiscuità della vita familiare non permette al­cuna privacy. I bambini imparano a rispettare i più anziani sin da pic­coli. I villaggi, che sono general­mente costituiti da 50-150 nuclei abitativi, sono come una sola grande famiglia e i bambini chia­mano i loro vicini 'zio' o 'zia', abi­tudine questa che conservano per tutta la vita. Pur essendo la scuola obbligato­ria, i bimbi hanno anche determi­nate incombenze domestiche da svolgere, quali rinchiudere le ana­tre e dare una mano durante il pe­riodo del raccolto. La vita scorre più tranquilla duran­te la stagione dei monsoni. Gli uo­mini riparano le vele, mentre le donne si dedicano alla tessitura. Gli abiti fatti a mano, venduti poi al mercato, contribuiscono a inte­grare il loro magro reddito. Si at­tendono con impazienza i matrimoni le nascite e tutti partecipa­no ai funerali. La filosofia buddi­sta, accompagnata da un'igno­ranza di fondo, permette alla ge­nerazione più anziana di contadi­ni di accettare la propria esisten­za. Nei prossimi anni la Thailan­dia — insieme con gli altri paesi dell'ASEAN — dovrà affrontare il problema della disoccupazione dei giovani diplomati.

 

Slanic Salt Mine - Romania

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lunedì, 12 settembre 2011
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The „UNIREA" Mine

The mine was opened in February 1938, but actual works started in 1943 and continued in 1970. Mining in a descending direction, both horizontal and vertical cutting out with specific cutting equipment, the rocks were dislocated by explosions and then transported by mining car to the shaft and up to the preparation and shipping line.

The mine consists of 14 trapezoid-shaped rooms with a ten-meter ceiling and thirty and thirty-two-meter floor width. The height of the rooms is of fifty-four meters and the wall inclination angle is of 60°. The level difference between the surface and the mine hearth is of 208 m. 2.6 million cubic meters of rock salt were excavated during the working of the mine. After 1970 the mine became a tourist attraction. It was adequately modified to accommodate both visitors and patients treated for various respiratory diseases in the fully equipped sanatorium housed inside the mine. Qualified medical personnel attended and assisted asthma patients treated in the salt mine sanatorium. Other rooms house football and handball grounds, a running track and even museum. The works of the sculptor lustin Nastase, among which the busts of the Roman emperor Traian and the Dacian king Decebal and several other pieces presenting relevant elements of the existence of the Dacian and Roman peoples are exhibited in the „Genesis" room. Other representative exhibits are Mihai Viteazu's bas-relief and the bust of the great Romanian poet Mihai Eminescu, both created by a local artist, OanaBrezeanu.The Unirea is accessible by elevator, through the August 23rd shaft.

The „MIHAI" Mine

Located vertically above the „UnTea" mine and separated from it by a 40-meter thick floor. The mine was opened in 1912 and consists of a 6 trapezoidal-shaped rooms with a twelve-meter ceiling and thirty-seven ight of the rooms is of sixty-six meters and the wall inclination angle is of 60°.Mining was carried out on a descending track. Until 1942, when the Unirea mine was opened, 462.332 cubic meters of rock salt had been excavated. This was the first salt mine in Romania provided with electric lighting floor widths. The height of the rooms is of sixty-six meters and the wall inclination angle is of 60°.Mining was carried out on a descending track. Until 1942, when the Unirea mine was opened, 462.332 cubic meters of rock salt had been excavated. This was the first salt mine in Romania provided with electric lighting floor widths. The height of the rooms is of sixty-six meters and the wall inclination angle is of 60°.Mining was carried out on a descending track. Until 1942, when the Unirea mine was opened, 462.332 cubic meters of rock salt had been excavated. This was the first salt mine in Romania provided with electric lighting.

 

 

After 1970 the mine has been the host of several national and international model plane-flying contests, occasions on which free access of tourists in the mine is also allowed.

In the fall of 1994 both mines were severely damaged by the natural phenomenon of salt dissolution under the influence of ground and pluvial waters, which draining the August 23rd shaft, flooded the Unirea mine.

The catastrophic aggressiveness of waters flowing down the shaft gradually created huge cavities and the specialists who evaluated the full scope of the disaster decided the closing down of the mine. Salvation was brought by the brilliant idea of Eugen SCROB, an I.S.P.H.researcher. The hydro-engineers of Emivas Rastolnita immediately applied the new method, helped by the miners of the Slanic mine.

It took four years of works to regulate the streambed. Constant drillings monitored the dynamics of landslide and the piezometric level. Also, huge amounts of concrete were used to line the shaft and fill the existing cavities. All costs of these works, amounting to a total of over 20 billion Romanian lei, were exclusively borne by the Slanic salt mine.

After the water was evacuated and the hearth of the flooded mine was completely drained, the site was reopened on July 31, 1998.

 

Other representative exhibits are Mihai Viteazu's bas-relief and the bust of the great Romanian poet Mihai Eminescu, both created by a local artist, OanaBrezeanu.The Unirea is accessible by elevator, through the August 23rd shaft.

 

Last Updated ( lunedì, 12 settembre 2011 )
 

Ruta del Chè Tour 8 - Durata 5 gg

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Written by pantanaladventure   
domenica, 09 gennaio 2011
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GIORNO 1: Arrivo all’aeroporto di Santa Cruz e trasferimento in hotel. Cena e pernottamento.

GIORNO 2: Colazione, breve visita dell'interessante piazza centrale, quindi partenza alla volta di Vallegrande, città simbolo della rivoluzione boliviana. La strada per accedervi è quasi completamente asfaltata (180 Km sui 230 totali), ma per arrivare impiegheremo circa 6 ore, facendo anche varie soste, fra le quali ci fermeremo per pranzare in un tipico ristorante locale.
Una volta arrivati e sistemati i bagagli nell'hotel Santa Cruz faremo una visita conoscitiva del piccolo centro cittadino, quindi cena e pernottamento.

GIORNO 3: Partenza dalla città di Vallegrande per visitare il mausoleo del Ché, luogo in cui fu trovata la fossa comune dove furono interrati Che Guevara e suoi sei compagni per 30 anni, dalla morte nell'ottobre '67 al loro ritrovamento nel '97; quindi partenza per compiere l'intera “Ruta del Ché” (Via del Ché) che partendo da Vallegrande, passando per Guadalupe, Santa Ana, Pucara (solo per citare alcuni fra i vari caratteristici paesini di montagna presenti nel cammino), ci porterà fino alla “Quebrada del Churo”, luogo dove Che Guevara fu catturato dall'esercito, e a “La Higuera”, paesino di 20 abitanti famoso nel mondo per la “escuelita”, luogo dove Che Guevara insieme a suoi tre compagni trovò la morte. Pranzo, nel semplice ristorante del paese e proseguimento verso la cittadina montana di Villa Serrano, dove ceneremo e pernotteremo.
L'intero percorso si articola su strade sterrate che si arrampicano nel bel mezzo delle Ande boliviane, con panorami imponenti e mozzafiato.

GIORNO 4: Dopo colazione partenza con destinazione Sucre in un percorso che continua arrampicandosi per un tratto (circa 80 Km di sterrato) per poi arrivare allo sconfinato e maestoso altipiano andino. Nel cammino incontreremo vari paesini andini come Tomina, Zudanes, Tarabuco; in quest'ultimo avremo la possibilità di fermarci per conoscere il colorato mercato artigianale (solo domenica), quindi arrivati a Sucre sistemazione dei bagagli nell'hotel Hostal Espana, situato nel centro storico della città a duecento metri dalla piazza centrale “Plaza 25 de Mayo” e pranzo. Nel pomeriggio faremo un city-tour di Sucre, che lo ricordiamo è la capitale della Bolivia (non è La Paz come erroneamente si crede, la quale è solo sede del governo), dove ammireremo il centro coloniale con i caratteristici edifici di colore bianco, in cui spicca la cattedrale e il palazzo della giustizia.
Cena e pernottamento in hotel.

GIORNO 5: Colazione e trasporto per l'aeroporto.

Materiale gentilmente concesso da Natural Mystic Tours (Utente: pantanaladventure) e protetto dalle seguenti licenze:

Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

Last Updated ( domenica, 09 gennaio 2011 )
 

NOBRES Tour 7 - Durata 2 gg

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Written by pantanaladventure   
domenica, 09 gennaio 2011
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GIORNO 1: Partenza dall'aeroporto di Cuiabà per raggiungere il paesino di Vila Bom Jardim, che dista circa 130 km, di cui 40 in strada non asfaltata. Sistemati i bagagli nella pousada Bom Jardim faremo una visita all'acquario incantato, dove, dotati del necessario equipaggiamento faremo un tragitto di circa 800m fluttuando nel bel mezzo di innumerevoli pesci dalle forme e colori più svariati. Nel pomeriggio è prevista una visita alla “Lagoa das Araras”, dove incontreremo centinaia di are ararauna (con piumaggio giallo e blu) in un ambiente molto particolare. Pranzo, cena e pernottamento in pousada.

GIORNO 2: Partenza in mattinata per raggiungere le cascate “da Serra Azul” (con un salto di 45m) e “dos namorados”. Considerate fra le più belle al mondo, sono immerse nella giungla in un suggestionante e romantico scenario. Nel pomeriggio faremo un'escursione nel rio Salobra, dove rivivremo l'emozione di nuotare in mezzo a dourados, pintado, piraputanga, ecc... Quindi ritorno all'aeroporto di Cuiabà.

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Mini Chapada Tour 6 - Durata 2 gg

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Written by pantanaladventure   
domenica, 09 gennaio 2011
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GIORNO 1: Partenza dall'aeroporto di Cuiabà per raggiungere i meravigliosi canyon di pietra rossa immersi nella rigogliosa e verdissima foresta di Chapada dos Guimaraes. Il paese di Chapada dos Guimaraes si trova a circa 60 km da Cuiabà e la strada per accedervi è scorrevole e rapida; nel percorso faremo alcune soste per poter ammirare il panorama circostante ed alcuni luoghi di un certo valore turistico, più specificatamente il Portao do Inferno (Porta dell’inferno) e le piacevoli Cachoeirinhas da Salgadeira (piccole cascatelle in cui ci si può piacevolmente rinfrescare e riposare), dove ci fermeremo per pranzare. Una volta arrivati al paese di Chapada e sistemati i bagagli nell’hotel Pousada Penhasco, faremo un breve city tour della città e arriveremo al Mirante, un punto panoramico sensazionale, nonché il centro geodetico del Sud America. Alla sera è prevista la cena in hotel.

GIORNO 2: In mattinata faremo una visita alla Cidade de Pedra (città di pietra), varie formazioni rocciose naturali dovute all’erosione degli agenti atmosferici, quindi raggiungeremo il Parco Nazionale, dove, oltre a numerose e rinfrescanti insenature d’acqua, con scivoli naturali annessi (il cosidetto caminho das aguas do Parque Nacional) potremo ammirare l’imponente cascata di 86m, detta Veu de Noiva (velo della sposa), e addentrarci nel parco nazionale per ammirarne le strane formazioni rocciose. Il pranzo si effettuerà all’interno del Parco nel ristorante Veu de Noiva, dove, fra le altre cose, si potrà gustare il piatto tipico della zona: galinha com arroz (gallina con riso). Giro-shopping fra i negozi d’artigianato locali per l’acquisto di souvenirs e prodotti tipici, quindi ritorno nella città di Cuiabà per raggiungere l'aeroporto.

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