Viaggi di Riz
  • English
  • Italian

Firenze - Parte I

There are no translations available


Visualizzazione ingrandita della mappa

Fondata e abitata dagli Italici, in epoca non ben precisata alla pri­mitiva popolazione si sovrapposero gli Etruschi. Al tempo della colonizzazione dell'agro fiesolano divenne col nome augurale di Florentia municipio romano a opera di Silla. Nell'età longobarda fu sede di un duca e nel periodo carolingio di un conte. Non ac­quistò tuttavia particolare importanza ne durante l'Impero ro­mano né durante le dominazioni barbariche. La sua lenta ascesa ebbe inizio, infatti, soltanto nei secoli X e XI in concomitanza col generale risveglio italiano, raggiungendo la piena autonomia in­torno al 1115, quando alla morte della Contessa Matilde a cui era soggetta (e approfittando delle contese tra Papato e Impero), riuscì a costituirsi in libero comune lottando contro i feudatari e a stabilire la sua egemonia sulle città vicine.

Nel Comune ebbero subito il predominio le classi magnatizie, in parte rappresentate dai mercanti più ricchi e dagli ecclesiastici, ma soprattutto dalle famiglie gentilizie perennemente in lotta tra loro per la conquista del potere. L'uccisione di Buondelmonte dei Buondelmonti (Pasqua 1215) divide la nobiltà in due partiti: quello degli Amidei e degli Uberti e quello dei Buondelmonti e dei Donati che, col nome di Ghibellini e Guelfi, si combattono accanitamente per quasi un secolo. Malgrado queste lotte di fa­zione, la città si arricchì con i commerci e si fece potente con le armi, assoggettando Pisa, Pistoia, Volterra ed Arezzo.

Dopo la vittoria di Monteaperti (1260), i Ghibelliniche erano stati cacciati dalla città dieci anni prima, vi rientrarono con a capo Farinata degli Uberti; ma, caduti gli Svevi, trionfa ancora la parte guelfa (1267) che e appoggiata dai ceti popolari. Firenze guelfa vince Siena nella battaglia di Colle Val d'Elsa (1269), e Mezzo in quella di Campaldino (1289), mentre l'altra rivale Pisa viene fiac­cata dai genovesi alla Meloria (1284); l'egemonia di Firenze si af­ferma cosi su buona parte della Toscana.

Verso la fine del Duecento, contro un ritorno al potere dei ceti magnatizi insorge il popolo con gli Ordinamenti di Giustizia di Giano della Bella (1293). Ordinamenti che affidano il governo alle corporazioni artigiane, nelle quali tuttavia prevalgono le sette Arti Maggiori, costituite dal cosiddetto "popolo grasso" (nobili e ricchi mercanti).

Nel 1300 i Guelfi si scindono in Bianchi e Neri, guidati i primi dai Cerchi, i secondi dai Donati. I priori (tra cui c'e anche Dante) mandano in esilio i capi delle due fazioni; ma i Neri, sostenuti da Carlo di Valois inviato da Bonifacio VIII in loro aiuto, riescono a prendere il sopravvento ed esiliano i Bianchi e quindi lo stesso Alighieri (1302).

Nel 1342 un avventuriero francese, Gualtiero di Brienne duca di Atene, ottiene la signoria di Firenze a vita; ma i fiorentini, stanchi del suo malgoverno, lo cacciano dalla città (1343) riconquistando la libertà temporaneamente perduta. Per fronteggiare i pericoli della restaurazione dello Stato Pontificio attuata dal cardinale Al­bornoz, Firenze entra in conflitto con il papa Gregorio XI (guerra degli "Otto Santi" 1375-78), attraversando una profonda crisi economica e politica che sfocia nel tumulto dei Ciompi (1378): il "popolo minuto" (piccoli imprenditori e operai), sotto­posto al severo controllo corporativo delle Arti, ottiene di costi­tuirsi in proprie rappresentanze corporative, attuando una legislazione addirittura demagogica. Non tarda la reazione della grossa borghesia che, abbattuto il governo democratico e abolite le nuove Arti (1382), si chiude in una stretta oligarchia formata dalle famiglie più in vista (Albizi-Capponi-Uzzano).

Il nuovo regime, se ebbe il merito di salvare l'indipendenza del Comune dai tentativi egemonici di Gian Galeazzo Visconti (1390­1402) e di Ladislao re di Napoli (1409-1414), a lungo andare fi­nisce ugualmente per dividersi in due gruppi contrapposti: uno di tendenza aristocratica, l'altro popolare.

La ricca ed ambiziosa famiglia dei Medici con Cosimo il Vecchio, soppiantati gli Albizi col favore del popolo, riesce ad ottenere il controllo della città (1434), instaurando di fatto anche se non an­cora di nome, il regime di Signoria. Dopo Cosimo (1434-64) il predominio dei Medici prosegue col debole Piero il Gottoso (1464-69), che sembra compromettere le sorti della famiglia; ma suo figlio Lorenzo, che sarà poi detto il Magnifico (1449-1492), riesce a sventare la congiura dei Pazzi (1478) e a consolidare il pro­prio potere; stringendo inoltre alleanza con Napoli e Milano, crea un equilibrio politico capace di salvaguardare la liberta degli "Stati Italiani". Tuttavia, morto Lorenzo poco più che quaran­tenne, il figlio Piero non ne sa raccogliere l'eredita e di ciò appro­fitta Carlo VIII che entra in Firenze (1494). Ma i fiorentini in­fiammati dalle prediche del frate domenicano Girolamo Savona­rola, riescono a scacciarlo e a istituire la Repubblica (1494-1512). Il rigore religioso e riformista del Savonarola non è però gradito al papa Alessandro VI Borgia. Savonarola è impiccato e bruciato nella Piazza della Signoria (23 maggio 1498) e i Medici tornati in Firenze rinsaldano il loro potere insediando anche due loro membri (Leone X e Clemente VII) al soglio pontificio. Il Sacco di Roma (1527) provoca come contraccolpo un nuovo crollo dei Me­dici e l'inizio della seconda Repubblica (1527-30); ma la pace di Barcellona tra Papa e Imperatore (1529) ne segna la fine. Infatti l’eroica resistenza dei cittadini all’assedio delle truppe imperiali, comandate da Filiberto d’Orange, e l’abilità di Francesco Ferrucci non servono ad altro che a rendere più gloriosa la fine della libertà fiorentina. La famiglia dei Medici allora insignita del titolo ducale con Alessandro (1532) e granducale con Cosimo I (1569) rende finalmente ufficiale il suo potere e, con la con­quista di Siena (1555), allarga i confini dello Stato su cui governerà incontrastata fino al 1737, anno in cui, estintasi con Gian Gastone la discendenza maschile dei Medici, il Granducato viene assegnato a Francesco Stefano, duca di Lorena, marito di Maria Teresa d'Asburgo poi Imperatrice d'Austria. La Toscana quindi resterà strettamente legata alla casa d'Asburgo-Lorena fino alla morte del duca (1765), quando con la nomina a granduca di Pietro Leo­poldo suo secondogenito, riacquista un'autonomia tale da con­sentire l'attuazione di importanti riforme di tipo illuminista nella seconda meta del XVIII secolo. Tranne che per il breve periodo della dominazione francese (1799-1815), la Toscana rimane sotto la casa degli Asburgo-Lorena fino al 1860 quando, con un plebi­scito, viene unita al Regno di Vittorio Emanuele H. Avvenuta l'u­nificazione d'Italia, Firenze e tra il 1865 e il 1871 la capitale del nuovo Regno, ed è in questo periodo che i Savoia fanno demolire (1887) lo storico e antico quartiere del mercato vecchio, aprendo al suo posto l'attuale Piazza della Repubblica, purtroppo male inse­rita nel tessuto urbanistico della città, che ancora oggi conserva nel centro storico la sua fisonomia medievale e rinascimentale. Durante la seconda guerra mondiale Firenze, teatro di combatti­menti tra partigiani e truppe tedesche, soffrirà danni notevoli specialmente nei quartieri pin antichi al di qua e al di la del Ponte Vecchio, l'unico dei ponti sull'Arno risparmiato nell'agosto 1944.

Altri gravissimi danni, specialmente nei quartieri lungo il fiume, Firenze li subisce durante l’alluvione del 4 novembre 1966.

LUNEDì, 03 OTTOBRE 2011 - AdministratorPrintE-mail
Last Updated ( lunedì, 03 ottobre 2011 )
 
< Prev   Next >